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Jack l’adattatore

Ci sono libri che ti lasciano senza fiato appena li sfogli, soprattutto se sono pieni di polvere e tu sei allergico.

“Jack l’adattatore” è uno di questi. In una sinfonia distorta che stordisce il lettore con la potenza di un peto vegano, si dipanano le vicende tragi-tragiche (perché qui di comico non c’è proprio nulla) del protagonista. Jack si aggira in una Londra d’altri tempi, in cui il Big Ben si chiamava ancora Little Ben e la regina Elisabetta non aveva bisogno delle calze contenitive, alla disperata ricerca di un buco in cui infilarsi. I suoi vani tentativi lo porteranno prima alla frustrazione, poi alla disperazione, e infine alla stazione, dove sfogherà la sua rabbia violenta su innocenti prostitute, colpevoli ai suoi occhi di rappresentare l’archetipo vivente del pertugio a lui negato.

Lamply dà voce al popolo dei diseredati in un noir il cui fil rouge indaga le zone grigie della società, un romanzo in cui risuona l’eco di un mondo in cui una nota stonata può rompere per sempre l’armonia interiore di un uomo.

 

Il buio oltre il cespuglio

Ogni mattina in Africa, quando sorge il sole una gazzella si sveglia, sa che dovrà correre più del leone o verrà uccisa.
Ogni mattina in Africa, quando sorge il sole un leone si sveglia, sa che dovrà correre più della gazzella o morirà di fame.
Ogni mattina in Africa, non importa che tu sia un leone o una gazzella, l’importante è che tu incominci a correre.

Ma se sei zoppo? E se sei bloccato nell’arida terra rossa africana, insabbiato, interrato, praticamente un vegetale… Una storia di successo, una storia di insuccesso, una storia di peripezie e peripatetiche.

Il cespuglio, e oltre quello il buio, profondo, nero, cattivo e affilato, come i denti di terribili piante carnivore, agghindate a foggia di begonie ma in realtà pericolose come banchi di piranhas.

Riuscirà il leone Bellaeroforse, principe delle sabbie e indomito guerriero reso zoppo da un’anca sbilenca giovanile, a salvare il timido Lontra dalle grinfie delle piante carnivore che lo bramano più per i suoi denti sani che per la poca ciccia?

Il mistero si cela tra le foglie, ma anche e soprattutto tra i molari irrimediabilmente cariati delle violente Muscipale.

Lo spaventapassere

Ambientata nel profondo Nord Europa, tra Stoccolma e Luino, la terrificante storia di un serial killer bruttissimo che uccide le donne manifestandosi all’improvviso.

I servizi segreti svedesi, l’Interpol e le ronde padane riusciranno a fermarlo prima che porti a termine il suo piano criminoso, trasformando la finale di Miss Padania in un incubo peggiore di quanto non sia già?

Scopritelo! Se non avete niente da fare.

[Credits to: Marko Ferrari]

In oblio di oliva

Dopo un tragico incidente causato dalla collisione del suo peschereccio con un iceberg al largo dell’isola di Mikonos, il capitano Dalto Bordo ha perso completamente la rotta. A cosa si riferiscono le sanguinose immagini di mattanza che tormentano le sue notti? E chi è Tonno Subito, l’uomo raffigurato nel passaporto che il capitano si è ritrovato nel taschino dell’impermeabile North Sails? Una storia tutta da ricostruire e dal finale ignoto, l’ideale per i lettori che abboccano. 

[Credits to: Bibì]

Il trafficante d’organi

 

Direttamente dal fiordo di Mijnkyåkeffrĕddhø, il glaciale romanzo d’esordio dell’enfant prodige norvegese sbarca nelle librerie e nei banchi dei surgelati italiani. Con un ritmo incalzante che ricorda l’Ave Maria di Schubert, la trama di questo noir così noir che più noir non si può si aggroviglia su se stessa come l’intestino di un contorsionista, fino a deflagrare in un finale da far sanguinare le gengive.

“Il trafficante d’organi” è il libro che avrebbe potuto scrivere Chuck Palahniuk se solo sapesse il norvegese, un’opera inquietante al cui confronto la trilogia di Stieg Larsson sembra essere uscita dalla collezione Harmony.

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