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Se guardi Dawson’s crack mi muori di Overdawson

“Le luci e le molte ombre di una generazione bruciata” Dylan Mckay

Capeside, Massachussetts. Dawson Leery oltre a essere uno spudorato venditore di fumo travestito da sognatore e romantico (e forse ancor peggio è un amico delle donne) è in realtà uno spacciatore di medio livello al liceo del paesello triste in cui vive.

Durante una serata ad alcol e crack si invaghisce del suo amico di infanzia Pacey Witter che erroneamente scambia per la virginale e sgnaccamarroni Joey, anch’essa amica di infanzia di Dawson (tenendo presente che in paese i giovani sotto i 50 anni sono 5 e che di questi 3 sono dediti a sostanze psicotrope). Risvegliatosi 2 settimane dopo il fattaccio, Dawson si rende conto dell’accaduto e cerca in ogni modo di nascondere la verità, ma il succhiotto sul collo di Pacey non gli dà scampo: “Quello è il morso del gabbiano” (soprannome da spacciatore di Dawson).

Joey, scoprendo la tresca e sapendo di non poter più tirare scemi ora Dawson ora Pacey con la storia della vagina pruriginosa ma bella, sceglie la via della spada. Ovvero si inietta nottetempo una dose di crack speed tiger e ovomaltina direttamente in vena, stando in equilibrio sulla scala che collega la sua triste vita di orfana con la stanza da ribelle finto intellettuale moralmente non cresciuto di Dawson.

“Too much Dawson will kill you” Freddy Mercury


Epilogo tragico: Joey muore tra il piolo 10 e 11 della scala, il coroner dirà che l’ovomaltina è stata fatale alla ragazza. Pacey, sconvolto dalla notizia e con un embolo in atto dovuto al succhiotto di gabbiano, tira come un forsennato dalla sua pipa da crack regalatagli da Dawson dopo la notte d’amore. Fuori come un balcone  si schianta con la sua barca contro un banco di aragoste selvagge e carnivore che ne dilaniano prima i pantaloni baggy e poi anche il resto del corpo.

Dawson, conscio di essere stato lui a vendere la dose fatale di ovomaltina a Joey, mentre torna a casa subisce un terribile incidente: quando alla curva dello scorpione randagio ricorda di non aver preso il gelato gusto puffo tanto caro a Pacey, si china per controllare se effettivamente manchi nella vaschetta  e non si accorge del cervo cieco che attraversandogli la strada gli devasta la macchina e gli ruba la vita. 

Il gusto puffo era finito, e a Pacey comunque, gli faceva anche schifo.

Fermando Alonso

Pedro Fittipaldi, un nome, una sconvolgente avventura esistenziale. Un po’ Huckelberry Finn un po’ Io sono leggenda, attraverso le chicane della vita da uno sperduto villaggio spagnolo al competitivo circus della Formula 1.

Cosa spinge Pedro così lontano da mamma Carmencita e pelota, il suo fido armadillo? Semplice. Egli, oscuro vigile urbano di un piccolo borgo delle Asturie, lotta da sempre con il suo demone: fermare il suo concittadino Alonso per appioppargli una multa per eccesso di velocità.

L’impresa sempre impossibile ma un giorno arriva l’idea geniale: “farò tutta la gavetta per diventare un pilota di Formula 1 e poter così competere ad armi pari con Alonso” dice Pedro.
Per raggiungere il suo obiettivo il nostro eroe dovrà affrontare mille ostacoli, a partire dalla pole position dell’autoscontro del parco Azul, gestito dal giovane Fergus: le sgomitate in partenza della GP2, l’astio del collega Maldonado a cui non si guarda in bocca, le interviste dell’avvenente Bruno Stella e le domande trabocchetto di Ivan Capelloni, famoso ex pilota di macchinine radiocomandate.

Un’avventura in cui Pedro conoscerà il pericolo, le botte, le ustioni di secondo grado ma scoprirà anche l’amore. La biondissima e spumeggiante Caludia Peroni si innamorerà dell’eroe venuto dal niente e lo aiuterà a realizzare il sogno della sua vita.

La storia accelera e decelera lungo un arido circuito di periferia, per arrivare alla bandiera a scacchi del drammatico e sconvolgente epilogo: durante il gran premio di Montecarlo Alonso si appresta a doppiare Pedro, diventato finalmente vigile pilota, ma quest’ultimo con una manovra azzardata si metterà di traverso alla traiettoria del ferrarista, sventolando la multa e, finalmente, fermando Alonso!

[Credits to: Massj]

Non conosco nessun trota


Polvere, scartoffie, rovinose cadute in acque stagnanti, istituzioni culturali che tremano. Questi gli ingredienti dell’esordio nella narrativa di Zingarello Della Crusca, professore emerito di patologia linguistica all’Università dell’Oh! Ahio! e detentore del premio rionale “Abbocca alla canna duemilamille”.

Un uomo al bivio, stritolato tra la sua passione per la pesca e lo sgomitare dalla nuova politica, i cui esponenti, il giorno che la maestra spiegava l’alfabeto, erano a casa con la varicella.

Da leggere tutto d’un fiato. Lontano dai pasti e vicino ai seggi.

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