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Tini di rabbia

Dopo il grande successo di Sete, ecco un altro romanzo dell’autore con la maggior fermentazione creativa della nostra generazione, Alejandro Barrique.

In questo libro in cui si intrecciano diverse storie, i protagonisti sono combattuti tra la voglia di bere qualcosa di buono e l’irrefrenabile pulsione alla salvaguardia personale e perché no del proprio fegato. Chi vincerà questa guerra intestina ed intestinale?

Tini di rabbia è stato scritto alla goccia, tracannando l’intera riserva di porto colheita del bar di Pedrito el Drito in quel di Panama Beach, chiringuito alle porte di Sant Boi de Llobregat. Il romanzo deriva direttamente dalla bile stessa dell’autore, un libro scritto di pancia e rivisto il mattino dopo, quando la testa non sai se è attaccata al tuo corpo o abbandonata dentro il water.

Storie di vino, vinaccia e ribellione, umorismo macabro e tristezze post prandiali, condite da una discreta dose di passito di pantelleria. Un libro bello, buono, ma da leggere con moderazione.

[Credits to: Radio Europa 76]

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Sete

È il 1986 circa, il nostro protagonista Hebbè Checcè è un commerciante di vini della Franca contea sposato con la dolce Martha Vineyard. A causa di un’epidemia di astemia che ha colpito il suo paese e quelli limitrofi, si trova costretto a cercare bevitori fuori dalle terre da lui conosciute.
Così comincia un lungo viaggio a bordo di una vecchia Citroen Squalo soprannominata “Torrida”, scandito dalle soste in tutti i bar e i ristoranti e le case private che incontra. A ogni sosta la domanda è sempre la stessa: “C’è qualcuno qui che ha Sete?”

Ogni viaggio che si rispetti ha un inizio ma anche una fine. La fine è nell’albese, lontana e sconosciuta landa stretta tra la pianura e l’alto Piemonte. Qui un losco figuro che lui conoscerà sempre e solo con il soprannome di “Belsorriso”, gli presenta il vecchio bevitore Pinin Boccasciutta. È proprio grazie a questo fortuito incontro che in Hebbè si accende la speranza: Pinin dà nuova vita al protagonista, chiedendogli continuamente a gran voce “dammi da bere, ho Sete!”

Hebbè ha trovato il suo migliore acquirente e proprio mentre cerca una cabina telefonica per avvertire Martha del successo ottenuto in quel di Neive, accade l’impensabile: conosce la nipote di Pinin, la giovane e silenziosa Labella Boccasciutta, che fa breccia nel suo cuore come nemmeno l’avvento dei tappi di silicone avevano saputo fare. Labella beve, ma poco, e mentre Pinin beve come se non ci fosse domani, lei chiede, si informa, assaggia, degusta.

Purtroppo Hebbè a un certo punto finisce la scorta di bottiglie e bottiglioni e taniche che era riuscito a caricare sulla sua “Torrida”, e deve cominciare a pensare a un viaggio di ritorno verso la Franca contea per fare rifornimento da spedire al vecchio Pinin, il quale preso da smania da Sete cerca nottetempo di bere anche la, poca, bezina presente nel serbatotio della vecchia Citroen.
L’epilogo è misterioso, cosa farà Hebbè? Resterà per conquistare il palato della bella Labella o  tornare all’amore per le vigne di Martha, la dolce, che lo aspetta a casa nella Franca contea? Dirà addio a Labella o resterà  a lasciare che Pinin si stordisca di etanolo e idrocarburi?

[Credits to: Radio Europa 76]

Le interviste agli autori della madonna

Inauguriamo oggi una nuova rubrica degli Editori della Madonna: le interviste agli autori. E lo facciamo con uno dei più importanti autori contemporanei, il sudamericano Alejandro Barrique, colui che ha rivoluzionato il concetto di scrittura destrutturando la pagina e assegnando una funziona narrativa agli spazi bianchi tra le parole.
Ecco l’intervista realizzata dai nostri amici di Radio Europa 76, la trovate a partire dal minuto 12:15
Fahrinei 76 con intervista ad Alejandro Barrique »

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