Il cucchiaio d’argento

Il più autorevole libro di cucina italiana ritorna con una nuova edizione riveduta e corretta. Obiettivo dell’imponente opera gastronomica è quella di proporre numerose ricette di alta classe per cucinare i propri avversari sul campo.
Gli esimi undici autori rivisiteranno gli elementi basi della cucina anglosassone, proponendoli in nuove forme e schemi, spiegando passaggio per passaggio come arrivare alla porta avversaria e cuocere a puntino la perfida Albione.

La caccia ai libri improbabili è aperta!

I libri improbabili sono ovunque.
Vi seguono, si appostano e vi spiano dagli espositori della vostra libreria preferita, della vostra edicola o tra gli scaffali del supermercato.

Ora tocca a voi!
Scovateli, fotografateli e inviateceli sulla pagina Facebook degli Editori della Madonna o per e-mail a editoridellamadonna@gmail.com!

I libri più improbabilmente pubblicati, verranno raccolti nell’apposita galleria degli Editori della Madonna, affinché non se ne perdano ingiustamente le tracce.

Conoscerli è l’unico modo per difendersi!

Il tombino

“Non sollevate quella grata” IT

Cosa si nasconde sotto la città che non dorme mai, Città Della Pieve?

Nefandezze e profondità maligne dell’animo umano, topi albini, cadaveri di tartarughe ninja e coccodrilli ciechi, tutti al servizio del torbido Don K Kong, scimpanzè astronauta abbandonato dopo che si scopre essere della famiglia dei bonobo. Tappatevi il naso, e inoltratevi nella lettura!

Il film tratto da questo romanzo ha fatto storia, con la magistrale interpretazione di Manuela Arcuri nel ruolo di Don K Kong… ah no, quello era “Carabinieri”

Il codice Dai Spingi

“Questo libro ha già sfondato” [Selen]

“Meglio farsi anche una famiglia, piuttosto che la famiglia si fa te” [Natalino Balasso]

Indipendentemente dalla professione esercitata, risulta spesso assai difficoltoso conciliare la sfera professionale con quella privata.

Il consulente direzionale Rocco Trivella, sostenitore delle liberissime professioni in tutte le posizioni, illustra con linguaggio semplice e taglio divulgativo come avviare (e mantenere efficiente) il proprio strumento di lavoro, nonché come farlo ben figurare tra le mura domestiche.

Una guida operativa alla penetrazione del mercato, che si appresta a diventare uno strumento chiave nel sempre più floscio panorama dell’editoria professionale. Da segnalare, in particolare, l’appendice “Mi sono fatto da solo”, volta ad illustrare, per mezzo della testimonianza diretta di chi si è fatto, vie alternative di autoimprenditorialità.
Grazie a pratici schemi ed inequivocabili immagini esplicative, l’avido lettore potrà sedare il suo desiderio di successo senza trascurare la propria dimensione affettiva, mettendosi così al riparo da spiacevoli ed adrenaliniche vendette, consumate direttamente dai congiunti sulla propria pelle. E oltre.

Perché anche coloro che vogliono prendere non devono scordarsi di dare.

Tini di rabbia

Dopo il grande successo di Sete, ecco un altro romanzo dell’autore con la maggior fermentazione creativa della nostra generazione, Alejandro Barrique.

In questo libro in cui si intrecciano diverse storie, i protagonisti sono combattuti tra la voglia di bere qualcosa di buono e l’irrefrenabile pulsione alla salvaguardia personale e perché no del proprio fegato. Chi vincerà questa guerra intestina ed intestinale?

Tini di rabbia è stato scritto alla goccia, tracannando l’intera riserva di porto colheita del bar di Pedrito el Drito in quel di Panama Beach, chiringuito alle porte di Sant Boi de Llobregat. Il romanzo deriva direttamente dalla bile stessa dell’autore, un libro scritto di pancia e rivisto il mattino dopo, quando la testa non sai se è attaccata al tuo corpo o abbandonata dentro il water.

Storie di vino, vinaccia e ribellione, umorismo macabro e tristezze post prandiali, condite da una discreta dose di passito di pantelleria. Un libro bello, buono, ma da leggere con moderazione.

[Credits to: Radio Europa 76]

L’uomo che toglieva i puntini dalle i

“Ehi, hai cosato il robo?”
“Quale? Quello per fare quella roba là?”
“No, quello che serviva ad altro”
“Ah, forse l’aveva il tizio”
“Ma chi? Il tipo di quel posto?”
“Sì, quello che abbiamo cosato qualche tempo fa, ahahah”
“Ah già, ahahah”

Dialoghi come questo, più avvincenti di una maratona di lumache, costellano il nuovo giallo di Hermann Hesko, scrittore belga, ma di origini violente. Questa volta il tenente Kognak dovrà vedersela con un criminale che ha deciso di far sprofondare il mondo in un vortice di imprecisione, approssimazione e generale noncuranza.

In una escalation più o meno incalzante, in cui un certo numero di indizi risulterà all’incirca decisivo, si dice a grandi linee che il tenente Kognak potrà arrivare grosso modo nelle vicinanze di una sorta di risoluzione del caso. Tra sicari dell’Accademia della Crusca, gang di correttori di bozze e onanisti ortografici, il lettore sarà conquistato da una
trama che lascia tutto a desiderare e condividerà sicuramente il commento del famoso critico letterario Sondy Frettha: “Prima preferivo Agatha Christie, ora invece Hesko”.

Se guardi Dawson’s crack mi muori di Overdawson

“Le luci e le molte ombre di una generazione bruciata” Dylan Mckay

Capeside, Massachussetts. Dawson Leery oltre a essere uno spudorato venditore di fumo travestito da sognatore e romantico (e forse ancor peggio è un amico delle donne) è in realtà uno spacciatore di medio livello al liceo del paesello triste in cui vive.

Durante una serata ad alcol e crack si invaghisce del suo amico di infanzia Pacey Witter che erroneamente scambia per la virginale e sgnaccamarroni Joey, anch’essa amica di infanzia di Dawson (tenendo presente che in paese i giovani sotto i 50 anni sono 5 e che di questi 3 sono dediti a sostanze psicotrope). Risvegliatosi 2 settimane dopo il fattaccio, Dawson si rende conto dell’accaduto e cerca in ogni modo di nascondere la verità, ma il succhiotto sul collo di Pacey non gli dà scampo: “Quello è il morso del gabbiano” (soprannome da spacciatore di Dawson).

Joey, scoprendo la tresca e sapendo di non poter più tirare scemi ora Dawson ora Pacey con la storia della vagina pruriginosa ma bella, sceglie la via della spada. Ovvero si inietta nottetempo una dose di crack speed tiger e ovomaltina direttamente in vena, stando in equilibrio sulla scala che collega la sua triste vita di orfana con la stanza da ribelle finto intellettuale moralmente non cresciuto di Dawson.

“Too much Dawson will kill you” Freddy Mercury


Epilogo tragico: Joey muore tra il piolo 10 e 11 della scala, il coroner dirà che l’ovomaltina è stata fatale alla ragazza. Pacey, sconvolto dalla notizia e con un embolo in atto dovuto al succhiotto di gabbiano, tira come un forsennato dalla sua pipa da crack regalatagli da Dawson dopo la notte d’amore. Fuori come un balcone  si schianta con la sua barca contro un banco di aragoste selvagge e carnivore che ne dilaniano prima i pantaloni baggy e poi anche il resto del corpo.

Dawson, conscio di essere stato lui a vendere la dose fatale di ovomaltina a Joey, mentre torna a casa subisce un terribile incidente: quando alla curva dello scorpione randagio ricorda di non aver preso il gelato gusto puffo tanto caro a Pacey, si china per controllare se effettivamente manchi nella vaschetta  e non si accorge del cervo cieco che attraversandogli la strada gli devasta la macchina e gli ruba la vita. 

Il gusto puffo era finito, e a Pacey comunque, gli faceva anche schifo.

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