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Non ci resta che infrangere. Diario di una crisi economica tra speranze e vetrine

“Si ha la certezza che la crisi abbia raggiunto un livello insostenibile il giorno in cui tutti lo sostengono” Jaime Rigôlais

Le chiamano crisi “cicliche”. Da un lato, fortunatamente, non c’entrano donne e ormoni; dall’altro, purtroppo, pare non abbiano ancora inventato i Lines Seta Ultra economici. E non intendiamo assorbenti low-cost double-face Made in China, quanto, fuor di metafora, soluzioni efficaci all’attuale crisi economica internazionale (in un certo senso, anche questi sono problemi di liquidità).

Max Spread si inserisce a fari spenti nell’accesa polemica tra l’economista tedesco Gunther Bund e l’italiano Antonio Bitipì, ogni giorno più distanti tra loro, facendosi portavoce di una generazione che oscilla pericolosamente tra lo sperare, lo sparare e lo spirare. Secondo lo studioso americano, dopo le generazioni X e Y, oggi è l’epoca della “Generazione 1X2”, la cui fonte più sicura di reddito sono le schedine e i Gratta&Vinci. L’autore, con un’analisi precisa e puntuale come Trenitalia, invita i governanti ad agire in fretta per evitare la minaccia incombente, cioè l’involuzione verso la drammaticamente paradossale Generazione Zero: uomini e donne a cui, se si comprasse un Gratta&Vinci, non rimarrebbero monete per grattarlo.

Dopo il successo del precedente studio sull’evasione fiscale (“Uno Stato in ostaggio. Come trattare il rilascio degli scontrini senza che nessuno si faccia male”), Spread torna a brillare con un’opera molto lucida, soprattutto grazie alla particolare verniciatura adottata per la copertina.

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Se non avesse abboccato Adamo

[L’attesissimo seguito del bestseller “A pudor di popolo”. La gente non riesce a tenersi i vestiti addosso dall’emozione]

Se quello stordito di Adamo non si fosse fatto irretire dalle pruriginose moine di Eva, i due non avrebbero mangiato la mela e, quindi, non avrebbero neppure mangiato la foglia. E invece, a causa di ciò, Dio, uscendo allo scoperto, scoprì che avevano scoperto di essere scoperti, scoprendo così il senso del pudore (sai che scoperta…).

Ed è il rifiuto di questo senso del pudore, secondo la Van Scaltz, che sta alla base della concezione filosofica del naturismo. Nel secondo volume, dei tre previsti, dedicati al fenomeno e curati dall’albina studiosa olandese, vengono messe a nudo le radici di un pensiero che vede uomo e natura fusi assieme come pomodoro e formaggio nei sofficini Findus. Partendo dalla mela biblica, l’opera arriva a parlare di pere, meloni, banane, marroni e molto altro ancora. Interessante, infine, il capitolo dedicato all’ideologia non-violenta e anti-repressiva, scritto da Cesare Pestaevìa e intitolato “Dei delitti e del pene”.

A pudor di popolo

“A pudor di popolo” è il primo dei tre volumi dedicati al naturismo e curati dalla glabra studiosa olandese. In questo tomo la Van Scaltz ripercorre il fenomeno partendo dalla sua nascita, risalente all’epoca dell’imperatore romano Augusto Naticone, e frutto del primo caso dell’ormai classico scherzo di rubare vestiti e asciugamani, lasciati sul bagnasciuga, agli amici che han deciso di farsi titillare le pudenda dalle onde del mare.

Spogliando il libro, tra i capitoli più interessanti spiccano “La tetta non è piatta” (in cui si narra della caparbietà di Cristoforo Colombo nel sostenere che nelle terre oltre l’Atlantico vivessero tribù dalla particolare floridezza femminile), “Liberté, égalité, décolleté” (che riscopre il grande apporto della comunità naturista, guidata dai coniugi Sansculottes, alla Rivoluzione francese), “Il ’68: capelloni dalla testa ai piedi” (epoca di cui rimane famosa la rigogliosa acconciatura inguinale cosiddetta “a zampa d’elefante”) e “Palle ovali a bocce ferme” (dedicato al mondo dello sport, con interviste in particolare al rugbista Michael Atishert e alla campionessa saudita Kechà Lezin-Al-Vent).

Un libro tutto da spogliare.

Non me ne frega un grillo

Il rinnovato equilibrio (o squilibrio?) naturale del terzo millennio può lasciare senza parole. L’agile libello di Pasqualina da Corcagnano, una-delle-migliori-biologhe-italiane-che-dico-non-ne-puoi-trovare-una-più-braverrima-in-tutto-lo-stivale, traccia un impietoso quadro del sempre più intenso e spesso irrazionale sfruttamento delle risorse naturali e faunistiche. 

Il lettore chiude il volume con un’amara incertezza: dove, dove, dove andremo a finire? Resta solo da chiedersi se un giorno, per dire, vedremo insetti ensiferi governare, seppur per mezzo di mediatori dalla faccia pulita, città di 188.000 abitanti.

Tratto da una storia vera. Talmente vera da sembrare ancora presunta.

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