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E vissero tutti felici e contanti

“Mi sono sposato a mia insaputa” Claudio Scajola
“Denuncerò chi ha usato soldi del partito per pagare le nozze albanesi di Renzo” Umberto Bossi

Grande festa alla corte della famiglia Cincia: Allegra convolerà a nozze con il suo fidanzato storico, Richard Clochard.  L’evento agita gli animi in casa Cincia: le sorelle della sposa, Triste e Cosicosì, non stanno più nel botulino; il padre della sposa non sta più dentro le spese.

“E vissero tutti felici e contanti” è un agrodolce affresco delle sobrie cerimonie che contraddistinguono i matrimoni contemporanei, secondo i desideri di ogni sposa: arrivo in elefante cartaginese, qualche leggero decoro floreale con baobab della Namibia nella navata, Benedetto XVI come celebrante, banchetto con dodici primi (ai secondi, nessuno degli ospiti è arrivato vivo), torta di dieci piani con ascensore, in una profusione di pizzi, merletti e intere batterie di pentole in acciaio inox penzolanti dagli abiti degli invitati e coup de théâtre finale con fuochi d’artificio e lancio di uno shuttle su Marte.

Ma non tutto è come sembra, nella famiglia Cincia: Carla DiCredito, abile scribacchina, delinea a poco a poco un finale drammatico per questa favola metropolitana.  Cosa tramano alle spalle della figlia Allegra il signor Cincia e sue figlie minori Triste e Cosìcosì? Quale oscura profezia avrà la meglio sulla famiglia Cincia?

Tra inseguimenti, ammazzacaffè, karaoke, richieste di coordinate bancarie, lanci di giarrettiere, stucchevoli esibizioni di carnalità e concessione anticipata delle proprie virtù (solo e soltanto ai più redditualmente dotati) riusciranno Triste e Cosicosì a sottrarsi della maledizione ricaduta su di loro trovandosi un ricco pollo single da spennare?

L’eleganza del Miccio

“Matilda, il mio puppy, l’ha adorato, Richie invece purtroppo non sa leggere…” Chiara Ferragni
“Ma come ti vesti?”  Valeria Marini guardandosi allo specchio

In un elegante e radical chic palazzo milanese si svolge la vicenda di questo romanzo super cool che le fashion blogger hanno già fatto diventare un cult.
Una portiera sciattona ma colta e una ragazzina depressa perché non può accedere ad una carta di credito per fare shopping da sola vengono salvate dal guru del fashion, Kenzo Miccio, che aprirà loro le porte del buon gusto e del vivere bene.

Arte e filosofia?  Letteratura? Sentimenti? NO!
Esiste una sola ragione di vita: la moda. Kenzo Miccio vi trascinerà finalmente alla vera fonte della cultura e scopriremo insieme che se non spendi almeno 700 euro per un outfit non meriti di stare al mondo, così come se usi una borsa grande alla sera o se non ti metti il tacco 12 con plateau anche per andare a buttare la spazzatura.

“Hai detto braccialetti??? Si chiamano bangles, devi morire.”

[Credits to: Laura]

L’uomo che toglieva i puntini dalle i

“Ehi, hai cosato il robo?”
“Quale? Quello per fare quella roba là?”
“No, quello che serviva ad altro”
“Ah, forse l’aveva il tizio”
“Ma chi? Il tipo di quel posto?”
“Sì, quello che abbiamo cosato qualche tempo fa, ahahah”
“Ah già, ahahah”

Dialoghi come questo, più avvincenti di una maratona di lumache, costellano il nuovo giallo di Hermann Hesko, scrittore belga, ma di origini violente. Questa volta il tenente Kognak dovrà vedersela con un criminale che ha deciso di far sprofondare il mondo in un vortice di imprecisione, approssimazione e generale noncuranza.

In una escalation più o meno incalzante, in cui un certo numero di indizi risulterà all’incirca decisivo, si dice a grandi linee che il tenente Kognak potrà arrivare grosso modo nelle vicinanze di una sorta di risoluzione del caso. Tra sicari dell’Accademia della Crusca, gang di correttori di bozze e onanisti ortografici, il lettore sarà conquistato da una
trama che lascia tutto a desiderare e condividerà sicuramente il commento del famoso critico letterario Sondy Frettha: “Prima preferivo Agatha Christie, ora invece Hesko”.

Se guardi Dawson’s crack mi muori di Overdawson

“Le luci e le molte ombre di una generazione bruciata” Dylan Mckay

Capeside, Massachussetts. Dawson Leery oltre a essere uno spudorato venditore di fumo travestito da sognatore e romantico (e forse ancor peggio è un amico delle donne) è in realtà uno spacciatore di medio livello al liceo del paesello triste in cui vive.

Durante una serata ad alcol e crack si invaghisce del suo amico di infanzia Pacey Witter che erroneamente scambia per la virginale e sgnaccamarroni Joey, anch’essa amica di infanzia di Dawson (tenendo presente che in paese i giovani sotto i 50 anni sono 5 e che di questi 3 sono dediti a sostanze psicotrope). Risvegliatosi 2 settimane dopo il fattaccio, Dawson si rende conto dell’accaduto e cerca in ogni modo di nascondere la verità, ma il succhiotto sul collo di Pacey non gli dà scampo: “Quello è il morso del gabbiano” (soprannome da spacciatore di Dawson).

Joey, scoprendo la tresca e sapendo di non poter più tirare scemi ora Dawson ora Pacey con la storia della vagina pruriginosa ma bella, sceglie la via della spada. Ovvero si inietta nottetempo una dose di crack speed tiger e ovomaltina direttamente in vena, stando in equilibrio sulla scala che collega la sua triste vita di orfana con la stanza da ribelle finto intellettuale moralmente non cresciuto di Dawson.

“Too much Dawson will kill you” Freddy Mercury


Epilogo tragico: Joey muore tra il piolo 10 e 11 della scala, il coroner dirà che l’ovomaltina è stata fatale alla ragazza. Pacey, sconvolto dalla notizia e con un embolo in atto dovuto al succhiotto di gabbiano, tira come un forsennato dalla sua pipa da crack regalatagli da Dawson dopo la notte d’amore. Fuori come un balcone  si schianta con la sua barca contro un banco di aragoste selvagge e carnivore che ne dilaniano prima i pantaloni baggy e poi anche il resto del corpo.

Dawson, conscio di essere stato lui a vendere la dose fatale di ovomaltina a Joey, mentre torna a casa subisce un terribile incidente: quando alla curva dello scorpione randagio ricorda di non aver preso il gelato gusto puffo tanto caro a Pacey, si china per controllare se effettivamente manchi nella vaschetta  e non si accorge del cervo cieco che attraversandogli la strada gli devasta la macchina e gli ruba la vita. 

Il gusto puffo era finito, e a Pacey comunque, gli faceva anche schifo.

Fermando Alonso

Pedro Fittipaldi, un nome, una sconvolgente avventura esistenziale. Un po’ Huckelberry Finn un po’ Io sono leggenda, attraverso le chicane della vita da uno sperduto villaggio spagnolo al competitivo circus della Formula 1.

Cosa spinge Pedro così lontano da mamma Carmencita e pelota, il suo fido armadillo? Semplice. Egli, oscuro vigile urbano di un piccolo borgo delle Asturie, lotta da sempre con il suo demone: fermare il suo concittadino Alonso per appioppargli una multa per eccesso di velocità.

L’impresa sempre impossibile ma un giorno arriva l’idea geniale: “farò tutta la gavetta per diventare un pilota di Formula 1 e poter così competere ad armi pari con Alonso” dice Pedro.
Per raggiungere il suo obiettivo il nostro eroe dovrà affrontare mille ostacoli, a partire dalla pole position dell’autoscontro del parco Azul, gestito dal giovane Fergus: le sgomitate in partenza della GP2, l’astio del collega Maldonado a cui non si guarda in bocca, le interviste dell’avvenente Bruno Stella e le domande trabocchetto di Ivan Capelloni, famoso ex pilota di macchinine radiocomandate.

Un’avventura in cui Pedro conoscerà il pericolo, le botte, le ustioni di secondo grado ma scoprirà anche l’amore. La biondissima e spumeggiante Caludia Peroni si innamorerà dell’eroe venuto dal niente e lo aiuterà a realizzare il sogno della sua vita.

La storia accelera e decelera lungo un arido circuito di periferia, per arrivare alla bandiera a scacchi del drammatico e sconvolgente epilogo: durante il gran premio di Montecarlo Alonso si appresta a doppiare Pedro, diventato finalmente vigile pilota, ma quest’ultimo con una manovra azzardata si metterà di traverso alla traiettoria del ferrarista, sventolando la multa e, finalmente, fermando Alonso!

[Credits to: Massj]

Il buio oltre il cespuglio

Ogni mattina in Africa, quando sorge il sole una gazzella si sveglia, sa che dovrà correre più del leone o verrà uccisa.
Ogni mattina in Africa, quando sorge il sole un leone si sveglia, sa che dovrà correre più della gazzella o morirà di fame.
Ogni mattina in Africa, non importa che tu sia un leone o una gazzella, l’importante è che tu incominci a correre.

Ma se sei zoppo? E se sei bloccato nell’arida terra rossa africana, insabbiato, interrato, praticamente un vegetale… Una storia di successo, una storia di insuccesso, una storia di peripezie e peripatetiche.

Il cespuglio, e oltre quello il buio, profondo, nero, cattivo e affilato, come i denti di terribili piante carnivore, agghindate a foggia di begonie ma in realtà pericolose come banchi di piranhas.

Riuscirà il leone Bellaeroforse, principe delle sabbie e indomito guerriero reso zoppo da un’anca sbilenca giovanile, a salvare il timido Lontra dalle grinfie delle piante carnivore che lo bramano più per i suoi denti sani che per la poca ciccia?

Il mistero si cela tra le foglie, ma anche e soprattutto tra i molari irrimediabilmente cariati delle violente Muscipale.

L’uomo che parlava spagnolo: la trilogia

[Es más fácil para un camello pasar por el ojo de una aguja, que para un francés entrar en el reino de Dios] Cit: Jesus

In un secolo antico e crudele, nelle terre brianzole regnavano terrore, sangue, morte, povertà, violenza e odori sgradevoli.  Un tiranno sanguinario e con l’intestino irritabile aveva conquistato il territorio lacustre e obbligava tutti a parlare il francese. Francese significava avere salva la vita. Forse. Se eri molto fortunato.

Un uomo scarmigliato guardava la cruda realtà dietro alle lenti sporche dei suoi grandi occhiali e ancora non sapeva che il suo destino era già stato scritto:  avrebbe salvato il mondo conosciuto da guerre e tirannie, riportando la pace su quel ramo del lago di Como.

Come? Attraverso la sua incrollabile fiducia nella lingua spagnola: la lingua della libertà, della vita… la lingua di Dio.

Potrà l’ipnotico idioma iberico sconfiggere l’aspra lingua d’oltralpe?


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