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Umberto Pierpiero “Pardo” Rossi Corvetto di Mustaretta

Non vecchio ma nemmeno giovane, una vita spesa all’ombra del padre, Gialdo Pugnace “Hubris” Rossi Corvetto di Mustaretta, uomo vicino ai più alti poteri, molto vicino a Dio, così tanto da avere forse qualche cosa da dire in più alla Madonna, fondatore degli Editori della Grazia Divina, poi diventati Editori della Madonna.

Umberto è capace ma svogliato, un gran pezzo di sabaudo trapiantato suo malgrado in un mondo che non riconosce, di cui fa parte ma che non gli appartiene. Gli piace trascorrere lunghe serate in casa, con una sigaretta marocchina, le luci soffuse un buon bicchiere di vino rosso, corposo, e il suo golden retriever Fausto che lo segue dappertutto, parlando con giovani autori che vorrebbero entrare a far parte della sua scuderia, mentre in sottofondo non c’è quella che tutti pensano essere musica orientale, bensì il solito porno afghano che il suo servo, Mr. Ioso, sta visionando nel sottoscala che tutti si ostinano a chiamare cameretta.

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Magda Frasnovich Rezzi

Lei è la vera anima di Editori della Madonna, donna caparbia, di indole guerriera.

Conosce “Pardo” in un soleggiato pomeriggio, che entrambi definiscono l’incontro degli incontri, a Saint-Jean-Cap-Ferrat, villa Rizzoli, alla presentazione dell’ultimo libro di un oscuro scrittore georgiano.  Ed è subito amore.

È lei che cambia il nome alla casa editrice, dopo aver detto: se non sono libri della madonna poco ci manca!

Dalla risata incontenibile, di lei si narrano le sfuriate furibonde con lancio di oggetti, soprattutto fermaporte in marmo di carrara e apri buste in avorio intarsiato. Prima ad arrivare in ufficio e ultima a lasciarlo, le piace passeggiare tra le scrivanie dei suoi collaboratori, urlando sconcezze e dando forti pacche sul collo (dette coppini) per rendere il lavoro di tutti più simile alla vita vera, che lei definisce, non senza una certa dose di ironia, una cloaca di Calcutta a cielo aperto.

Mabella Detto Date

Giovane è giovane, ma è anche testarda, oltre ad essere un’insolita amante della serie “animali che cantano canzoni con voci umane”.

Parte come assistente personale del console Giustino La Manina, amico intimo di “Hubris”, e proprio tramite la consegna delle ceneri di quest’ultimo incontra “Pardo”. Le mani sudate di Mabella hanno uno strano effetto ipnotico su “Pardo” che colpito allo sterno da quello che pensa essere un infarto e invece è solo lo stinco mangiato a pranzo, dice, qui c’è stoffa per fare un cravatta, o almeno, una gonna molto corta.

Mabella è la traduttrice delle anime della casa editrice, seduta tra Frasnovich Rezzi e Presta delle quali raccoglie le confidenze che “Pardo” si ostina a non voler sentire, dicendo, tutta roba da gallinelle, sonda il panorama editoriale nazionale, di cui è splendida conoscitrice, stendendo la sua ragnatela di conoscenza attraverso ogni mezzo conosciuto, salvo poi spaventarsi della sua stessa tela e rinchiudersi a bozzolo, scrivendo lunghe missive in francese con la lettera 22 che l’accompagna ovunque.

Si  racconta che nelle lunghe notti di preparazione alle uscite dei libri più famosi, lei vaghi cantando La vie en Rose per i corridoi dell’ufficio, stringendo al petto la foto di un ufficiale ussaro, prematuramente spedito a Pechino via Londra, chiamato da tutti “il perfido NiL”.

Antonomasio da Forisma

Nel centro storico periferico del modernissimo antico borgo metropolitano che tra foresta e deserto si specchia nella laguna bagnata dal mare nel tratto di fiume che alimenta il lago insinuato nella montagnosa vallata pianeggiante che collega nord e sud senza passare per il centro, ebbene, proprio lì, a Forisma, nasce Antonomasio.

Sin dall’infanzia coltiva la passione per le lettere, tanto che è il primo a dar vita a un orto da cui raccogliere vocali e consonanti. Crescendo, Antonomasio coltiverà anche numeri, segni d’interpunzione e tutto ciò che si può trovare in una pagina stampata, macchie incluse.

Dopo una psichedelica cena messicana, folgorato sulla via di Tabasco, Antonomasio ha la visione miracolosa e in 3D Dolby Surround della Madonna di Lourdes assieme a Bernadette, alle quali si aggiungono, in rapida successione, prima la Madonna di Fatima con i tre pastorelli e quindi la Madonna di Medjugorje accompagnata dai sei veggenti.

Ognuna delle comparse diventa protagonista del tentativo di far arrivare all’orecchio di Antonomasio la propria rivelazione epocale, ma il confuso vociare è tale che, oltre a svegliare i vicini, fa sì che Antonomasio fugga, terrorizzato da quel frastuono infernale.

È in quella notte che egli decide di ripudiare l’espressione orale per dedicare la propria vita alla parola scritta e alla ricerca delle sue forme migliori, ed è sempre in quella notte che, come per miracolo, incontra gli Editori della Madonna. Da quel momento, niente più vani cicalecci e noiosi chiacchieroni, ma solo eccellenti libri e autorevoli autori: queste son passioni per Antonomasio.

Allerta Presta

È astuta come una faina, ma cieca, dice di lei “Pardo”.

Arriva alle edizioni della Madonna attraverso un percorso tormentato. Nel palazzo si raccontano storie di pioggia battente su selciati del basso Piemonte, una ragazza affranta che affronta con la disinvoltura di una danzatrice di musiche balcaniche un’impervia salita con uno zainetto in spalla e il giovane “Pardo”, allora frequentatore dell’osteria bocca buona, che la salva da un’infezione polmonare trascinandola con lui a cena e scoprendone le innate qualità di scovatalenti.

La realtà è vagamente diversa e, come sempre per la realtà, meno umida di lacrime e sangue. Allerta si presenta una mattina di novembre con un giacchino scamosciato e uno zainetto violaceo davanti all’ufficio di “Pardo” che ovviamente non si presenta fino alle 11 (del giorno dopo) ma lei, forte delle sue ragioni, bussa alla porta della Frasnovich Rezzi, che con gran sorpresa di tutti, non urla il solito “stammi su da doss”, ma dopo averla fatta entrare la prende a bordo dicendo, questa, ragazzi, ci mangia in testa a tutti.

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