Trasloco: editoridellamadonna.it

Il progetto degli Editori della Madonna in questi due mesi e mezzo è cresciutè oltre ogni aspettativa e per questo abbiamo sentito il bisogno di dotarci di un sito vero.
Seguiteci su editoridellamadonna.it

Da oggi in poi pubblicheremo tutti i nostri libri sul sito nuovo, anzi la novità del giorno è già online: Porno a legna.

Vi aspettiamo di la!

E vissero tutti felici e contanti

“Mi sono sposato a mia insaputa” Claudio Scajola
“Denuncerò chi ha usato soldi del partito per pagare le nozze albanesi di Renzo” Umberto Bossi

Grande festa alla corte della famiglia Cincia: Allegra convolerà a nozze con il suo fidanzato storico, Richard Clochard.  L’evento agita gli animi in casa Cincia: le sorelle della sposa, Triste e Cosicosì, non stanno più nel botulino; il padre della sposa non sta più dentro le spese.

“E vissero tutti felici e contanti” è un agrodolce affresco delle sobrie cerimonie che contraddistinguono i matrimoni contemporanei, secondo i desideri di ogni sposa: arrivo in elefante cartaginese, qualche leggero decoro floreale con baobab della Namibia nella navata, Benedetto XVI come celebrante, banchetto con dodici primi (ai secondi, nessuno degli ospiti è arrivato vivo), torta di dieci piani con ascensore, in una profusione di pizzi, merletti e intere batterie di pentole in acciaio inox penzolanti dagli abiti degli invitati e coup de théâtre finale con fuochi d’artificio e lancio di uno shuttle su Marte.

Ma non tutto è come sembra, nella famiglia Cincia: Carla DiCredito, abile scribacchina, delinea a poco a poco un finale drammatico per questa favola metropolitana.  Cosa tramano alle spalle della figlia Allegra il signor Cincia e sue figlie minori Triste e Cosìcosì? Quale oscura profezia avrà la meglio sulla famiglia Cincia?

Tra inseguimenti, ammazzacaffè, karaoke, richieste di coordinate bancarie, lanci di giarrettiere, stucchevoli esibizioni di carnalità e concessione anticipata delle proprie virtù (solo e soltanto ai più redditualmente dotati) riusciranno Triste e Cosicosì a sottrarsi della maledizione ricaduta su di loro trovandosi un ricco pollo single da spennare?

Jack l’adattatore

Ci sono libri che ti lasciano senza fiato appena li sfogli, soprattutto se sono pieni di polvere e tu sei allergico.

“Jack l’adattatore” è uno di questi. In una sinfonia distorta che stordisce il lettore con la potenza di un peto vegano, si dipanano le vicende tragi-tragiche (perché qui di comico non c’è proprio nulla) del protagonista. Jack si aggira in una Londra d’altri tempi, in cui il Big Ben si chiamava ancora Little Ben e la regina Elisabetta non aveva bisogno delle calze contenitive, alla disperata ricerca di un buco in cui infilarsi. I suoi vani tentativi lo porteranno prima alla frustrazione, poi alla disperazione, e infine alla stazione, dove sfogherà la sua rabbia violenta su innocenti prostitute, colpevoli ai suoi occhi di rappresentare l’archetipo vivente del pertugio a lui negato.

Lamply dà voce al popolo dei diseredati in un noir il cui fil rouge indaga le zone grigie della società, un romanzo in cui risuona l’eco di un mondo in cui una nota stonata può rompere per sempre l’armonia interiore di un uomo.

 

L’Asifilide

La mitologia ha lanciato per secoli un messaggio rimasto inascoltato; i poemi omerici, ormai, sono lettera morta. Ma un magistrale recupero ell’esimio filologo Menelao Lemani restituisce al nostro patrimonio culturale ciò che l’indifferenza aveva celato.

Lo studioso, pur mantenendo le debite distanze da ogni sua affermazione, mette a nudo la determinante associazione fonosimbolica tra il celeberrimo toponimo della città sepolta e un’indole altrettanto atavica e sotterranea degli esseri umani.

Ed ecco l’Asifilide: la personale, trasgressiva Iliade di Elena di Troia, di nome e di fatto, raccontata dall’insigne grecista Menelao Lemani attraverso gli occhi (e non solo) della sua protagonista femminile.

Un poema epico più vero del vero (di cui l’autore scarica ogni possibile responsabilità al lettore) in cui i personaggi mitologici vestono finalmente il ruolo di cui l’oscurantismo perbenista li aveva privati per millenni: Cagamennone il generale coprolalico, Fuckille, il guerriero biondo, eroe donnaiolo; e ancora Priapo re di Troia, noto frequentatore delle eleganti cene brianzole.

 

[Credits to Anna L.]

 

L’eleganza del Miccio

“Matilda, il mio puppy, l’ha adorato, Richie invece purtroppo non sa leggere…” Chiara Ferragni
“Ma come ti vesti?”  Valeria Marini guardandosi allo specchio

In un elegante e radical chic palazzo milanese si svolge la vicenda di questo romanzo super cool che le fashion blogger hanno già fatto diventare un cult.
Una portiera sciattona ma colta e una ragazzina depressa perché non può accedere ad una carta di credito per fare shopping da sola vengono salvate dal guru del fashion, Kenzo Miccio, che aprirà loro le porte del buon gusto e del vivere bene.

Arte e filosofia?  Letteratura? Sentimenti? NO!
Esiste una sola ragione di vita: la moda. Kenzo Miccio vi trascinerà finalmente alla vera fonte della cultura e scopriremo insieme che se non spendi almeno 700 euro per un outfit non meriti di stare al mondo, così come se usi una borsa grande alla sera o se non ti metti il tacco 12 con plateau anche per andare a buttare la spazzatura.

“Hai detto braccialetti??? Si chiamano bangles, devi morire.”

[Credits to: Laura]

Festa della Madonna

Siccome siamo Editori della Madonna e abbiamo dei lettori della Madonna, vogliamo trovarci tutti insieme a fare un aperitivo della madonna.

Venerdì 29 giugno a partire dalle 19,30-20,00 noi editori della madonna siamo al BLAm bar lounge & art mood in via Ronzoni, 2 a Milano con un bicchiere in mano a bullarci delle nostre copertine appese sul muro del locale.

Ovviamente siete tutti invitati, passate a farci un saluto, ad ammirare le copertine stampate in grande o anche solo a bere, che un aperitivo (lungo) è sempre un buon modo per iniziare il weekend e sfanculare la settimana di lavoro.

Noi saremo quelli ubriachi ma fighi della madonna. Qui le specifiche per raggiungerci >>

Non ci resta che infrangere. Diario di una crisi economica tra speranze e vetrine

“Si ha la certezza che la crisi abbia raggiunto un livello insostenibile il giorno in cui tutti lo sostengono” Jaime Rigôlais

Le chiamano crisi “cicliche”. Da un lato, fortunatamente, non c’entrano donne e ormoni; dall’altro, purtroppo, pare non abbiano ancora inventato i Lines Seta Ultra economici. E non intendiamo assorbenti low-cost double-face Made in China, quanto, fuor di metafora, soluzioni efficaci all’attuale crisi economica internazionale (in un certo senso, anche questi sono problemi di liquidità).

Max Spread si inserisce a fari spenti nell’accesa polemica tra l’economista tedesco Gunther Bund e l’italiano Antonio Bitipì, ogni giorno più distanti tra loro, facendosi portavoce di una generazione che oscilla pericolosamente tra lo sperare, lo sparare e lo spirare. Secondo lo studioso americano, dopo le generazioni X e Y, oggi è l’epoca della “Generazione 1X2”, la cui fonte più sicura di reddito sono le schedine e i Gratta&Vinci. L’autore, con un’analisi precisa e puntuale come Trenitalia, invita i governanti ad agire in fretta per evitare la minaccia incombente, cioè l’involuzione verso la drammaticamente paradossale Generazione Zero: uomini e donne a cui, se si comprasse un Gratta&Vinci, non rimarrebbero monete per grattarlo.

Dopo il successo del precedente studio sull’evasione fiscale (“Uno Stato in ostaggio. Come trattare il rilascio degli scontrini senza che nessuno si faccia male”), Spread torna a brillare con un’opera molto lucida, soprattutto grazie alla particolare verniciatura adottata per la copertina.

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